#FamilyDay

di Emanuela Filice

La scorsa settimana a Verona si è tenuto il family day e, francamente, non me ne frega una cippalippa. E non perché non abbia una mia idea sul concetto di famiglia, di normalità,  di uguaglianza, di parità di diritti, di punizioni divine e via di seguito. Anzi, vi dirò, reputo di essere abbastanza aggiornata sui sommi pensieri che vagheggiano di questi tempi, tanto da dover prendere le distanze da tutte le polemiche violente e inadeguate che hanno bombardato questo allegro consesso. Non capisco cosa ci sia di male, infatti, se un gioioso gruppetto di persone decidano di incontrarsi per rappresentare scene allegoriche, tra contrade, stemmi e stendardi. Trovo, anzi, che siano eventi divertenti e pittoreschi. Che poi è ciò che  mi ha sempre affascinato del palio a Siena o del meno conosciuto, ma estremamente suggestivo, Calendimaggio ad Assisi. 

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Traslocare è uno stato d’animo, una scelta. Un po’ come essere felici.

di Emanuela Filice

Dunque, lo scorso 15 marzo si è celebrata la giornata del sonno, istituita da oltre un decennio, per ricordare l’importanza di una sana dormita, sempre più rara in questi oscuri tempi, dominati dalla frenesia e da ritmi concitati che sono alla base di un sonno disturbato che tanto incide, in modo negativo, sul lavoro, sui rapporti sociali e sulla salute, più in generale. Come dire, chi dorme non piglierà pure pesci, ma chi dorme male è destinato a pigliare un sacco di psicofarmaci o affini.

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8 Marzo – Festa della donna

di Emanuela Filice

Dunque oggi è la festa della donna e direi che si possono tranquillamente superare quei paletti ridondanti sull’uguaglianza uomo-donna-donna-madre-madre-moglie e tutto il cucuzzaro.

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