Thailandia parte II: da Khao Lak a Krabi con tappa al parco di Khao Sok

Buongiorno amiciii, pronti  per lasciare la magica isola di Koh Phayam? Beh, io no, ma devo: sono le 8 del mattino del 22 di gennaio ed il moto taxi mi sta già aspettando. Ultimi saluti e si monta in sella, ma stavolta non sono bianca come all’andata ma super abbronzata! Prendiamo una strada diversa; meno male, così posso vedere altre cose, o meglio, altre case, rigorosamente tutte in legno e sperdute nella giungla.

Ultimo giro al porticciolo ed è ora di prendere lo speed boat. Arrivata in terra ferma c’è subito la piccola van che mi aspetta per portarmi al primo pullman: destinazione “Kuraburi bus station”. Da là dovrò prenderne un altro per raggiungere il parco nazionale di Khao Sok, ma non so esattamente a che ora. Che fortuna: è solo dopo un’ora e mezza, cosi ho il tempo di guardarmi intorno e, ovviamente, di mangiare qualcosa. È pieno di stranissimi biscotti di diverse forme e contenuto. Ne compro tre pacchi e non vedo l’ora di assaggiarli. Uno ha addirittura il ripieno di fagioli bianchi: che bontà! Salgo sul secondo pullman super colorato, per non dire kitsch

, e appena mi siedo mi ritrovo davanti Hello Kitty e penso alla mia amichetta Monic, quindi faccio due foto ricordo. Vedo l’autista dal finestrino ed è veramente un “soggettone”, come si dice in Sicilia: peserà 300 kg e veste una maglietta che non riesce a coprirgli la pancia; per non parlare delle unghie…orribili! Salgono due giovani ragazze, dall’aspetto scandinavo, con due enormi zaini e una dolcissima bambina. Sarà un’amica o la fidanzata, e insieme hanno avuto o adottato una figlia? Pagherei per saperlo. Non lo saprò mai, ma quello che so è che non prendono il taxi per arrivare all’hotel, ma camminano per 2 km davanti a me.

Non posso quindi lamentarmi del peso che ho sulle spalle! Il mio ostello è quasi alla fine della strada, in prossimità dell’entrata del parco. Dicono sia il più bello della Thailandia. Mi sistemo in stanza e adocchio l’unico ragazzo carino del posto, e di tutto il viaggio direi. Sembra spagnolo, ma scoprirò dopo che è un tedesco di origini turche. Perlustro il posto che sembra apparire molto tranquillo e decisamente hippy. Do un’occhiata alle escursioni che invece sono con certezza carissime e faticose. Per raggiungere il famoso lago Cheow Lan si devono percorrere 65 km; la ritengo una sfacchinata e una tipica escursione per turisti che non amo solitamente fare. Deciderò più tardi con calma, ma intanto domani si va al parco! Sinceramente non so se ne vale la pena. Si pagano circa 8 euro per percorrere una strada sterrata dove non c’è molto di più di quello che non abbia già visto gratuitamente in altri posti più belli. Ci sono un’infinità di bambù, dal  suono straordinario e rilassante, e tante altre piante da cui provengono continui versi di animali che non sono riuscita a vedere. Mi sono soffermata spesso, ho guardato con attenzione e in silenzio, ma nulla. Prendo l’indicazione per la Wing hin Waterfall, ma in realtà è un fiume non limpidissimo e un po’ nascosta c’è una piccola cascata. C’è troppo caldo, e mi ci vuole un bagno seguito dalla prima pausa merendina.

Mi addentro e indovinate un po’? Incontro le due ragazze con la bambina che gattona in mezzo al sentiero. Che toste queste due, tanto di cappello! Dopo essermi rinfrescata ritorno sulla strada principale, proseguo ancora un po’, ma non vedo granché. Sono già le quattro del pomeriggio, quindi meglio prendere la via del ritorno. Finisco i biscotti e mi incammino triste verso casa. Durante tutto il percorso c’erano diverse illustrazioni di animali e alberi particolari, ma ho visto solo alberi e qualche farfalla molto variopinta.

Ma ad un tratto, come se la natura volesse ricompensarmi dello sforzo fatto, ecco che mi appaiano, proprio lì davanti a me, in mezzo al cammino, una decina di scimmiette di varie dimensioni: sono un’intera famiglia! Che emozione ragazzi! Finalmente, mi dico. Inizio a scattare un sacco di foto e più le osservo, più mi rendo conto di quanto siano bruttine. I due scimmiotti più grossi mi guardano con aria di sfida, quasi a volermi saltar addosso. Ma scopro poco dopo da una guida che è solo un atteggiamento protettivo nei confronti dei loro piccoli, che invece giocano tra loro e si arrampicano sugli alberi ignorandomi totalmente.

Ora posso tornare a casa contenta e soddisfatta.

Il giorno dopo decido di non fare l’escursione al lago, ma di girovagare nei dintorni. Ci sono dei bungalows fantastici, delle casette di cemento e legno molto originali e tutto qui sembra avere qualcosa di magico, ma non so il perché.

Penso che non sarebbe male passare una vacanza più lunga qui, ma il caldo torrido e l’assenza del mare mi fanno subito cambiare idea. È ancora presto ma ho fame e non vedo l’ora di mangiare una delle mie solite zuppe. Vado in un ristorante carinissimo tutto in bambù. Prendo una zuppa di pollo al latte di cocco, che posso affermare essere stata tra le migliori mangiate durante i miei 42 giorni in Thailandia. Ma la mia preferita resta sempre quella al green curry. Torno in ostello, faccio amicizia col tipo e decidiamo di andare a bere qualcosa poco lontano da lì. Il locale è molto carino e si respira aria di pace. Peccato che lui e gli altri ragazzi dell’ostello, che ci hanno raggiunto poco dopo, bevano e fumino decisamente troppo per i miei gusti. Ma è sbalorditiva, ed estremamente piacevole, la percezione di un mondo in continuo movimento mentre stai seduta ad un tavolo con degli sconosciuti. E questa sensazione incrementa costantemente la mia voglia di viaggiare!

Sistemo le ultime cose e mi preparo per la partenza del giorno dopo. Si va a Khao Lak e finalmente si torna in spiaggia. Arrivo con la van dopo meno di due ore, ma ce ne metto quasi una per raggiungere l’ostello. Ho sbagliato fermata e mi è toccato camminare un bel po’. Arrivo stravolta e la tipa, gentilissima, mi accoglie con un bicchiere di coca cola. Che momento fantastico! La stanza non è delle migliori, ma non è ora di dormire. Prendo la bici e mi dirigo subito al mare.

Adoro andare in bici e adoro subito questo posto. Ci sono un sacco di negozietti e ristoranti e il mare è proprio bello. Questo è stato uno dei luoghi maggiormente colpiti dallo Tsunami, ma ormai non se ne vedono più i segni. Ma ci penso mentre passeggio tranquillamente sulla battigia. Come è assurda e ingiusta a volte la natura. In zona c’è anche il museo con le foto del disastro, ma preferisco non andarci per conservare un ricordo sereno di questa località turistica. Ci sono tanti europei, principalmente coppie di inglesi e tedesche. La spiaggia non è affollatissima, ma la sera i locali sono abbastanza pieni e l’età media sembra abbastanza alta. Mi raggiunge il mio amico, anche lui diretto a sud, e decidiamo di affittare uno scooter per visitare i dintorni. Mi prende alle 9 e ci dirigiamo subito verso la costa meridionale. Facciamo una breve sosta per vedere una cascata, ma non è nulla di speciale; un bagno rapido alla spiaggia di Nang Thong e proseguiamo verso Sandy beach.

È quasi nascosta, il mare è azzurrissimo e piatto, la sabbia finissima, ci sono dei grossi massi scuri rotondeggianti e tanto verde: tutto ciò la rende decisamente la spiaggia più bella che abbia visto finora in questo paese che continua a stupirmi! È arrivato il momento di separarmi da Vulcan, questo il nome del mio amico di avventure che prosegue verso Phuket. Io invece andrò a Krabi il giorno dopo. Ed è un piccolo viaggio della speranza: aspetto più di un’ora una van privata che non passerà mai, quindi opto, senza possibilità di scelta, per il bus pubblico che mi lascia a metà strada dopo quasi due ore. Da là ne dovrò prendere un altro che mi porterà a destinazione dopo quasi tre ore. Sono molto stanca e sono l’unica turistica. O almeno così credevo. Arriviamo in un posto semi deserto dove ci sono solo tre moto taxi che ci assalgono, ma sia io che questa coppia di cileni decidiamo di incamminarci. Ma non c’è veramente nulla all’orizzonte se non una specie di parco giochi dove si sente musica, ma non è il centro città dove dobbiamo arrivare, a quasi 5 km. Mentre mi allontano e li seguo, incredula nel riuscire a fare tutta quella strada, si accosta un pick-up guidato da una signora. Si affaccia una giovanissima thailandese che mi chiede se ho bisogno di aiuto. Ovviamente “si”, rispondo. “Salta sù”, mi dice lei. Le indico la coppia e carichiamo pure loro dietro nel portapacchi, con quel delizioso venticello che si porta via un po’ di stanchezza. Il mio secondo passaggio in terra straniera: che figata amici! Facciamo scendere i cileni al loro hotel mentre io mi faccio lasciare in pieno centro per cercare un posto per dormire: non ho prenotato nulla e sono già le 22.30, ma è tutto sotto controllo! Ringrazio la gentilissima Yaka, se ho capito bene il nome, mi incammino lungo il fiume e seguo il mio istinto o forse il mio olfatto visto che arrivo subito ad uno street food pieno di gente. Mi sento spaesata e il peso dello zaino si fa sentire, ma la mia voglia di mangiare prevale su tutto. Mi offrono una vaschetta piena di coloratissimi pezzi di sushi, o almeno cosi c’era scritto.

Amo il sushi e adoro i colori, quindi non ci penso due volte. Pago una cifra ridicola, 50 bath, equivalente a meno di un euro e cinquanta, e contentissima inizio a cercare di capire dove sono e dove devo andare. Tra due giorni arriverà una mia amica, quindi decido di prendere un ostello vicino a dove alloggeremo. Ne trovo uno super moderno e pulito e lì ci passerò due notti. Mollo tutto vicino al letto e mi metto sulla verandina per gustarmi la cena . Benvenuti a Krabi: un’allegra cittadina costeggiata da un fiume, a 18 km circa dalla turistica spiaggia di Ao Nang. Non c’e molto da vedere, ad eccezione dei tanti food market notturni e di un solo luogo sacro

ma da qua partono tante escursioni ed era un luogo logisticamente strategico e facilmente raggiungibile dalla mia amica proveniente da Bangkok. Ed eccola che arriva la mattina del 29 gennaio per stravolgere un po’ questa mia avventura. Ma tra alti e bassi ce la caviamo lo stesso e devo ammettere che solo noi due insieme siamo capaci di fare cose veramente singolari. Vi dico la più assurda: con una sega ed altri attrezzi le ho tolto il gesso alla gamba.

Era il nostro secondo giorno, al ritorno dal mare. Dopo una piacevole giornata in giro con lo scooter, due rilassanti orette in spiaggia, il pranzo in un eccellente ristorante (a base di pesce arrostito per lei e zuppa ai gamberi per me) e passeggiatina finale per gli innumerevoli negozietti, riprendiamo il motorino e ci fermiamo in un’officina. E qui il pazzo gesto, compiuto comunque in piena responsabilità e con ottimi risultati. Liberateci del gesso siamo pronte per poter fare l’escursione alle 4 islands. Come già detto, non amo i tour organizzati ma, quando si tratta di gite in barca verso delle isole, questa è spesso l’unica maniera per poter visitare dei luoghi, nella maggior parte dei casi protetti, irraggiungibili in altri modi. Ma, nel caso specifico, ne valeva proprio la pena, quindi consiglio a chiunque ne abbia la possibilità di farla. Salpiamo da Ao Nang verso le 9:30 su un grosso barcone, con prima destinazione Phra Nang Cave e il paesaggio è veramente come quello che si vede nelle foto sul web. Dei giganteschi faraglioni di un verde intenso e un mare fantastico. Mi allontano dalla folla e raggiungo la parte finale della spiaggia dove l’acqua è più chiara e i pesciolini possono nuotare indisturbati.

Ce ne sono tantissimi minuscoli color argento, che si muovono all’unisono quasi a voler formare un tappeto, e poi ci sono quelli gialli a strisce nere, di varie dimensioni, che ti nuotano attorno a piccoli gruppetti senza timore. Questa specie l’ho già vista in tanti altri mari ma ogni volta è un’emozione. Il tempo è già scaduto, ma sono curiosa di conoscere gli altri paradisi quindi: forza capitano, a tutto motore! Lo scenario sembra surreale e difficile da spiegare. È come se questi grossi scogli fossero emersi in mezzo al mare in modo illogico ma estremamente armonioso. Ci sono isolotti ovunque e si intravedono strisce di sabbia bianchissima. È un mix di colori indescrivibile: il cielo di un azzurro vivo in contrasto con le nuvole, il verde della vegetazione in tutte le sue gradazioni, il grigio delle rocce con sfumature di beige e rame, le spiagge che passano dalla tonalità crema al bianco avorio e il mare, scuro intorno a noi fino a diventare di un turchese chiarissimo. Su di lui sono riflesse tutte le manifestazioni di una natura a dir poco perfetta.

Facciamo una sosta per lo snorkeling e pure qua la natura mostra la sua grandezza. Non è come la famosa barriera corallina del Mar Rosso, ma anche qui i pesci riescono ad incantarti con le loro forme e colori. E staresti ore immerso ad osservarli, ma anche questa tappa è giunta al termine e Poda Island ci aspetta. Ma prima due foto all’Isola della Gallina sono d’obbligo, come da programma escursione!

Approdiamo nell’ultima spiaggia dove verrà servito il pranzo. E se non fosse stato così buono lo avrei volentieri saltato per recuperare del tempo da dedicare a quest’ultima straordinaria meraviglia dell’universo. L’acqua qui è ancora più chiara, quasi trasparente e sinceramente non ho nessuna intenzione di tornare a casa: voglio vivere qui!

Ma il fischietto rimbomba nelle mie orecchie e la dura realtà ci chiama. L’escursione è terminata, ma non la mia contentezza per aver visto questi luoghi fatati. Quella la porterò sempre con me, dentro la mia grande valigia di viaggio. L’ultima mattina perlustriamo altre spiagge, ma la marea è troppo bassa per raggiungere il mare quindi girovaghiamo con lo scooter; mangiucchiamo qualcosa per pranzo e compriamo dei souvenir per poi rientrare nel tardo pomeriggio a Krabi town per l’ultimo giro gastronomico al mercato notturno dietro il nostro hotel. Domani si parte per la famosissima Phi Phi Island e anche questo sarà un duro addio!