In giro per l’America Latina: iniziamo da Santiago del Cile.

Ciao amiciiii, dopo qualche mese di pausa eccomi finalmente qui per una nuova avventura.

Per la prima volta il mio viaggio non ha una data di scadenza prestabilita. L’idea è quella di restare nella mia amata America Latina per almeno quattro mesi, iniziando dal Cile, dove mi trovo adesso, per poi raggiungere il Brasile attraversando l’Argentina. Ma non avendo ancora organizzato un itinerario completo tutto può succedere quindi: siete pronti?

Atterro a Santiago del Cile nella calda mattinata del 30 di gennaio. Trovo subito il bus per il centro della città ma per arrivare a destinazione mi tocca camminare poco più che un kilometro. Lo faccio rigorosamente in canottiera e dopo una mezz’oretta tra le vie della capitale sono già abbronzata!

Arrivo all’ostello, situato in una della piazze più note della città, Plaza de Armas e dalla terrazza su cui sporge la mia stanza, al sesto piano di questo vecchio ma centralissimo edificio, posso ammirarla in tutto il suo splendore.

Riesco a riposarmi solo un’ora. È troppa la voglia di perdermi subito per i “paseos de la ciudade”; tratti di strada ricchi di verde, a traffico pedonale, dove la pavimentazione è spesso colorata.

Vado alla ricerca di una casa di cambio incontrata nel tragitto fatto poche ore prima. C’è tanta gente, un’infinità di negozi e ambulanti, moltissime banche, bar e paninerie ad ogni angolo, un caldo infernale e la stanchezza accumulata si fa sentire: mi perdo realmente! Ci rinuncio e torno nella piazza. È pienissima, popolata da artisti di strada, persone che giocano a scacchi, bambini che corrono qua e là, mendicanti e prostitute, turisti e centinaia di passanti: si respira vita!

Cerco qualcosa di tipico da mangiare ma ovunque vedo immagini di panini con würstel ricoperti di salsine di tutti i tipi, chiamati “viennesa“. Ne ordino due diversi insieme a delle patatine e direi che ho esagerato.

Al primo sono già sazia; do le patatine ad un signore che vuole vendermi dei cerotti e do un morso al secondo panino ma è immangiabile! Torno in ostello e crollo in un sonno profondo intorno alle 21.30.

Dopo una ricca colazione e le energie recuperate inizio la mia giornata in terra cilena con destinazione il “Parque metropolitano“. La prima tappa però è il mercato centrale, luogo che visito in ogni città in cui vado. Qui ne resto delusa; ci arrivo dopo aver attraversato un ponte sotto cui passa un ruscello di color marrone.

All’interno non c’è granché da comprare, se non della frutta. Mi dimeno tra le viuzze ma non mi sento tranquilla: è una zona degradata, c’è molta sporcizia e un odore insopportabile!

Mi allontano per prendere il vialone che costeggia un parco, attraverso una zona piena di botteghe, molte delle quali ancora chiuse e dopo poco mi ritrovo in un quartiere vivace. Casette dai colori sgargianti, murales ovunque e vere e proprie opere d’arte sui muri di quelli che sembrano essere locali notturni.

Non c’è quasi nessuno per le strade e anche qui inizio ad avere qualche dubbio sulla sicurezza del posto, ma chiedo ad una signora che mi rassicura. Mi trovo nel “barrio Bellavista” ed è veramente caratteristico.

Finalmente sono arrivata al parco: sudata ma soddisfatta! Anche se il meglio deve ancora arrivare. Prendo la funicolare per raggiungere una piazzola da cui si può ammirare un panorama mozzafiato e qualche foto è d’obbligo.

Cammino per raggiungere la statua della Madonna, “la Virgen del Cerro“, e il piccolo santuario, dove di lato c’è una picca via Crucis. La musica in sottofondo e la tranquillità di questo posto sacro mi incutono una sensazione di pace e serenità.

Resto a guardare un po’ l’enormità di questa capitale e i grattacieli di cui non mi ero ancora accorta e mi dirigo verso la funivia. Sono sola nella cabina e alla prima foto che scatto mi rendo conto di quanto sia alta: mamma mia che paura! Non posso far altro che restare immobile prendendo pian piano il coraggio di mettermi a mio agio e gustarmi il panorama.

Faccio due fermate intermedie, mi rinfresco con un gigantesco e gustoso gelato e prendo la via del ritorno. Uscita dal parco seguo un percorso differente per vedere altre cose. Ci sono edifici bellissimi ma ovunque muri disegnati. Il palazzo dei pompieri, che mi ricorda mio fratello, merita una foto.

Mi fermo in un ristorante e pranzo con un piatto semplice a base di pollo, la cui morbidezza mi fa venire in mente Cuba. Erano due anni che non mangiavo una carne bianca così tenera! Altro giretto, qualche scatto e rientro.

Faccio amicizia con due compagne di stanza; sono brasiliane e simpaticissime.

Beviamo insieme il “pisco“, cocktail tipico cileno che ci viene offerto dalla struttura, e ci organizziamo per la giornata successiva. Della città ho già visto quasi tutto quindi preferisco accompagnarle al parco, da visitare su mio suggerimento, per restare tutte insieme. Percorro una via diversa ma sempre passando per il quartiere pieno di negozietti e bancarelle.

Avrei voluto comprare un sacco di cose ma il mio zaino è già abbastanza pesante.

Pranziamo insieme con niente di tipico e ci separiamo per due orette, il tempo di visitare il parco. Io ci gironzolo attorno scoprendo un posto pieno di localini veramente bello. Ci sono dei negozi di artigianato e souvenir quindi compro le mie prime calamite.

Una volta riuniteci decidiamo di visitare il “quartiere Brasil“, che a primo impatto non è così caratteristico come ce lo avevano descritto. Fotografiamo le scritte della rivolta che sporcano i muri dell’intera città, persino quelli delle chiese.

Ma anche qui tanti bei murales!

Prendiamo qualcosa da bere e rientriamo in ostello. Ho giusto il tempo di farmi una doccia, dare un abbraccio alle mie nuove amiche e ripartire. La stazione dei bus è un caos totale e ovviamente il mio bus è in ritardo ma anche questo fa parte dell’avventura!

Mi aspettano: 12 ore di viaggio, la mia amica, che è già a destinazione, e la pioggia! Sto arrivando Puerto Montt. Da qui inizia il nostro progetto di fare la “Carretera Austral” fino a raggiungere la “Tierra del Fuego“.

Hasta lluego amigos!

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