EPISODIO 1: IL SIGNOR MORGAN

di Giorgia Pellicanò

-La questione è semplice, signore – disse un giorno Tara dal lato sobrio del bancone -uno o è felice o non lo è, non può essere entrambe le cose.

-errore di calcolo, mia cara, errore di gioventù, impetuosità o semplicemente ignoranza, che la si voglia chiamare inesperienza o presunzione. Che la si voglia chiamare poca flessibilità, quella che pensiamo ci aiuti a difenderci e invece ci ammazza, cara Tara, ci ammazza come si ammazza una quaglia, sparandogli da lontano. E la quaglia, come avrebbe mai potuto sospettare lei, che si era tenuta lontana. Ma si è sempre a portata di mirino, bambina…- abbassò gli occhi come si fa quando si pensa a qualcosa del passato, bevve un sorso del suo cognac che se n’era stato lì a vibrare nel bicchiere basso al suono della sua voce, fece una smorfia nel mandarlo giù, poi sempre fissando il bicchiere con occhi di vetro, aggiunse – anche quando stiamo volando per i fatti nostri e pensiamo di non dar fastidio a nessuno.

-com’è che lei finisce sempre a parlare di quaglie signor Morgan, persino se io le parlo di felicità?

-sarà che ne ho ammazzate tante, mia cara… io nemmeno le mangio le quaglie.

-e insomma lei è felice o no, signor Morgan? E’ difficile dirlo quando si arriva alla mia età, ci sono tante cose che ti passano per la mente ogni tanto e ti strappano un sorriso, ma sono quasi tutte cose passate, ricordi. Se il ricordo della felicità è felicità, allora a volte forse sono felice. Ti racconterei di una storia, ma non sono abbastanza vecchio ancora per questa robaccia da nostalgici e poi penso che per stasera sia meglio che tu ti concentri sulla tua.

Posò la borsa verde scuro in ecopelle sul tavolo della cucina, e come aveva detto il signor Morgan si mise a riascoltare la sua storia da capo, come un vinile 75 giri su un giradischi anni 80’, che di tanto in tanto saltava, e di tanto in tanto riproduceva solo il piano, o solo la chitarra, o il basso, ma mai tutto insieme. E così non si capiva, era bello, il basso e la chitarra e il piano, stupendi a sé, ma non si capiva bene, mancava sempre qualcosa. 

Le disse la sera dopo il signor Morgan, mentre Tara era intenta a lucidare i bicchieri e lui ne sorseggiava come sempre uno di Cognac, come sempre con quell’espressione così vicina a una smorfia che non capivi mai se gli facesse schifo o fosse solo il volto dell’alcool, che nonostante la decennale, assidua, reiterazione, ancora gli scaldava la gola – La felicità è fatta di tante cose, e non è detto che sia al centro del mondo.

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