Settimana SANTA

di Sarah Volpini

Ciao a tutti… Eccomi qui alle prese con altri ricordi legati al mio paese. Ci eravamo lasciati con la storia dell’asta di San Giuseppe e del misterioso “papà gamba lunga”… Oggi vorrei raccontarvi invece della Settimana Santa, la settimana che precede la Pasqua.

La ricordo come un altro dei momenti più belli perché, a dire il vero non era solo un appuntamento religioso, erano le vacanze pasquali e quindi l’opportunità di incontrarsi con gli amici, di passeggiare e, non meno importante, rientrare più tardi a casa. 

La prima processione inizia con la Madonna dell’Itria (corruzione del nome Odigitria), La Madonna che indica la via, poi a seguire l’Annunziata, San Giuseppe e il mercoledì la cena ( rappresentazione dell’Ultima Cena di Cristo), quindi la visita dei sepolcri il giovedì Santo.
Ogni Chiesa rimane aperta fino  tarda ora per dare la possibilità ai fedeli di visitarne in numero dispari, così vuole la tradizione. Dispari come i numeri che ruotano attorno alla vita di Gesù. Mi ricordo che il giro iniziava il tardo pomeriggio. Fuori dalle Chiese tanta gente, tra chiacchiere e saluti, faceva la fila per entrare ed arrivare fino all’altare sul quale l’umile croce si ergeva avvolta nel telo viola. Tutte le Chiese rimangono aperte tutta la notte per la Veglia Pasquale. Ricordo che un anno rimasi con un’amica a vegliare…Avevo barattato quel momento di preghiera con l’orario della ritirata, avevo fatto il mio ingresso nel mondo dei grandi, anche se per una sola notte, ma…. era per una buona causa!!!!!
Durante questi giorni di concitata devozione non manca il folclore dei costumi… i bimbi indossano gli abiti dei Santi a cui il paese è maggiormente devoto. Ma è il venerdì Santo che per me ha ancora un particolare profumo di mistero… La notte, per il paese, ad ogni incrocio si ode il suono della trumma (tromba), che si diffonde nel silenzio come un lamento, quello dell’Addolorata per il figlio Turi (Salvatore) morto.
Mia nonna diceva che questo suono è il richiamo per destare i fedeli che da lì a poco si ritroveranno davanti la Chiesa di San Giuseppe per l’uscita di Cristo. Tutti si incontrano in via Garibaldi prima dell’alba, e all’improvviso il bisbiglio delle persone è rotto dalla musica suonata dalla banda del paese che dà inizio alla processione. Gesù è adagiato in un letto di camelie e, sorretto dai babbalucchi. Inizia il suo percorso tra le vie di Augusta. 
Ogni abitazione è illuminata, le porte e le finestre sono aperte per ricevere la benedizione di Dio. I babbalucchi? Chi sono? Sono fedeli che indossano, per l’occasione tuniche bianche e una mantella gialla, abiti penitenziali di origine spagnola. Davanti al feretro sfilano le addolorate, il cui abito nero racchiude l’immenso dolore di una mamma a cui hanno strappato il proprio figlio. 
La processione termina a metà mattinata. Al tramonto invece ha luogo “A scisa da Cruci”. Gesù è in croce davanti alla Chiesa delle Grazie, alle spalle il mare… Viene deposto nell’urna e portato in processione durante la quale avverà l’incontro con l’Addolorata. Io di solito abbandonavo qui e ricordo anche della fondamentale tappa al bar Morana per il mitico “arancino”, anche se in realtà il buon credente avrebbe dovuto astenersi, nel rispetto del Venerdì Santo, ma questo è un segreto e tenetelo per voi ;-).

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