L’amica Geniale

di Rossella Casillo

Come si fa a liquidare in poche battute la saga più avvincente che io abbia mai letto? 

L’amica geniale, quadrilogia brillante per trama, contenuti e penna dell’autrice, così graffiante e accattivante. Che crea dipendenza. Ingurgitati tutti e 4 nel giro di un mese, i libri della Ferrante sono molto più di una storyline capace di spopolare negli States e meritevole di essere tradotta in soap (che ho visto e, peraltro, apprezzato).

In questi libri c’è molto di più e direi che, tra tutti i temi trattati, la tanto decantata amicizia resta, a ben vedere, sullo sfondo: la fanno da padroni la povertà, il riscatto sociale, la lotta per affrancarsi dai padri, il cui passo, per quanto tentiamo di fuggirne, è destinato a perseguitarci anche da adulti; la politica, la disperata Italia del dopoguerra e le idee rivoluzionarie che negli anni 60-70 andavano affermandosi.

Ma, soprattutto, io ci vedo la donna: la tentazione di salvarsi attraverso un buon matrimonio, contrapposta alla voglia di affermarsi ed emanciparsi solo attraverso se stesse; le bugie, che noi donne “dobbiamo” raccontare ad un uomo e quelle a cui, invece, ci piace credere.
 

Napoli, vero grande protagonista del lavoro della Ferrante, si rivela ancora una volta un luogo intriso di umanità, dove inaspettatamente, nella miseria più nera, c’è spazio anche per creazioni straordinarie.

E, ovviamente, Lila, personaggio complesso: una finta cattiva, che non poteva trovare più perfetta incarnazione in Gaia Girace. Lila ammalia, complice anche il racconto in prima persona da parte della sua amica Lenù, che a sua volta ne era ammaliata.

La lettura di questi libri a me ha letteralmente cambiato la vita, inducendomi a delle riflessioni che rimandavo da tempo.

La prosa è brillante, a volte cruda ma sempre tagliente, ficcante. Termini come “fottere”, “cesso” e “lodare”, tra i più utilizzati dalla Ferrante, si colorano della voce dei personaggi, che sembra quasi di sentire. 

In Elena, la protagonista, è facilissimo immedesimarsi – ah!, lei è quel suo insaziabile piacere nell’essere lodata – ma forse, proprio per questo, non la si ama (ma le si vuole bene, questo sì).

L’amicizia c’è, a forma di specchio: le due amiche crescono assieme, vicine ma lontanissime, ognuna riflettendo la sorte dell’altra.

L’amica geniale è anche la storia di come Lila, poco a poco, si dissolve.

“Che fare dunque? Darle ancora una volta ragione? Accettare che essere adulti è smettere di mostrarsi, è imparare a nascondersi fino a svanire? Ammettere che più gli anni avanzano, meno so di Lila?”.

Non si sa chi delle due amiche, tra Lila e Lenù, sia quella geniale: se Lenù, eterna seconda, ma che poi, senza nemmeno rendersene conto, ha una riuscita migliore, o Lila. Lila: una promessa, un astro nascente che scoppia prima di iniziare a splendere, che si troverà senza niente pur potendo avere tutto.

L’amica geniale, tra gli altri temi trattati, è anche il racconto di tutto ciò a cui Lila rinuncia o è costretta a rinunciare, è la storia di tutto ciò che lascia. Lascia l’istruzione e tutte le infinite possibilità che lei, prima della classe, avrebbe avuto per realizzarsi. “La bellezza che Cerullo aveva nella testa fin da piccola non ha trovato sbocco, Greco, e le è finita tutta in faccia, nel petto, nelle cosce e nel culo, posti dove passa presto ed è come se non ce l’avessi mai avuta”. Abbandona i suoi principi, sposando l’uomo rude che da piccola l’aveva aggredita. Lascia il sogno delle scarpe, e “i sogni della testa sono finiti sotto i piedi”, sotto i piedi dei Solara, in combutta con quel suo marito di cui inizialmente si fidava. Rinuncia alla sua tempra, alla sua ribellione, subendo una condizione di moglie sottomessa, per poi rinunciare anche agli agi di una vita comoda, che quel matrimonio infelice almeno le assicurava. 

Più avanti, Lila rinuncia persino all’amore, all’intimità. 

Solo con Enzo conosce un po’ di pace, si rialza, ritrova quella solidità che poi, però, le verrà di nuovo strappata via, assieme alla figlia Tina.


Quella bambina perduta perché la madre era distratta, impegnata ancora una volta a mostrare la sua superiorità su Elena, perché solo così Lila si affermava.

Elena, spettatrice e interprete delle vicende dell’amica, non la lascia andare via, e scrive la storia che tutti conosciamo e che ci ha fatto appassionare.

La lettrice scarlatta

Giurista di (aspirante) professione, lettrice per passione. Leggere e annotare le riflessioni che mi venivano in mente mentre leggevo è sempre stata la mia passione, sin dall’adolescenza. Le storie mi affascinano da sempre e mi hanno accompagnato nel mio percorso di crescita, intrecciandosi così tanto alla mia vita al punto che non so più quali di esse ho realmente vissuto, letto o solo sognato.